Silenzio e solitudine – Estratto da °Il sole che nessuno vede°

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Quando mi avvicino a un albero che già frondava quando mia nonna era ancora in fasce scelgo di consegnare i miei segreti, i miei tormenti, le mie confessioni, a un essere che c’è senza dover decidere, che ha una memoria senza conservare ricordi, che agisce solo in funzione di quel che gli consente di sopravvivere e moltiplicarsi. È l’incontro fra il suo silenzio e la mia solitudine che ci unisce, che rende straordinaria questa coabitazione occasionale. L’uomo che sono diventato ha sostituito il padre che ha avuto, così come mio padre aveva sostituito il suo. Nel mio errare quotidiano attraverso i boschi, assimilo quelle consuetudini che sembrano andare a definire i ritmi di un rituale antico. Uno specchio d’acqua riflette le cime delle montagne ancora innevate. Mi inginocchio, a pochi centimetri dalla riva, socchiudo le palpebre e inizio a perdermi nel respiro del mondo. Sono lì, lì dentro, sono quel fuoco acceso che posso sentire e alimentare soltanto quando medito, quando ho gli occhi sigillati e cammino dentro le profondità delle acque. La loro voce, ruscellante, un dialetto antico, una grammatica che chiede attenzione, scandita, nascente. Un sussurro a fior di labbra.
 
[Da °Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo°, Ediciclo Editore]
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