Arboribonzo

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OGNI ALBERO E’ UN POETA || Presenze e ombre che respirano nel romanzo arboreo di Tiziano Fratus, Mondadori
 
Arboribonzo – Nomi di certi sacerdoti indiani, i quali sempre erranti, e vagabondi campano di limosine [da “Dizionario universale di lingua italiana”, 1840, Palermo]. I loro berretti sono di tessuto di scorza d’alberi di forma piramidale, dal quale esce un pennacchino di crini neri o di pelo di capra. Essi portano una cintura doppia di stoffa molto grossolana; il loro vestimento consiste in due vesti: quella di sopra è di cotone, molto succinta e con mezze maniche, e quella di sotto, di pelle di capro e 4 o 5 dita più breve dell’altra. Dalla corda che stringe la loro cintura pende un bossolo che tengono in una mano; con l’altra portano un bastone di albero selvatico, il cui frutto assomiglia alla nespola: calzano de’ sandali legati con corregge, e guarniti di quattro ferri che fanno molto rumore. La loro barba e i loro capelli sono sudici, mal pettinati, e tutto il loro esteriore è della più brutta deformità. Questi sacerdoti scongiurano i demoni, ma non possono avere impero su di essi se non dopo trent’anni compiuti [da “Dizionario d’ogni mitologia e antichità”, 1818, Milano]
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